A difesa dei vigneti

Costituzione dei consorzi antigrandine

di Costamezzana e di Torrechiara (1898-1901)

Testi e ricerche storiche a cura di G. Mondelli

Non erano solo l’oidio e la peronospora gli spauracchi dei viticoltori che negli ultimi decenni dell’800 avevano impinguato di vigneti le colline e l’alta pianura del parmense: la stagione dei temporali estivi era troppo spesso foriera di grandine e proprio quando i grappoli d’uva si avviavano a maturazione in attesa della raccolta, la minaccia delle “meteore grandinifere” si faceva vieppiù consistente. Tanto più forti i timori dei viticoltori quanto più preziosi i frutti dei loro vigneti: da qui l’ovvia necessità di cautelarsi per quanto possibile contro i danni della grandine. Nella seconda metà dell’800 le società d’assicurazione che stipulavano polizze per tutelare economicamente gli agricoltori contro la grandine si erano moltiplicate e tutte con congrui attivi di bilancio. Ma nel 1880 un noto viticoltore austriaco di Windisch Feistritz, ora Slovenska Bistrica, nella Stiria, Albert Stiger, ebbe l’idea di sparare alle nubi temporalesche con un mortaio, poi perfezionato in uno speciale cannone a forma conica, simile ad una ciminiera.

Da molti secoli, a dire il vero, la gente delle campagne si era persuasa che il forte rumore disturbasse in qualche modo le nuvole grandinifere e quando si rese conto che non bastavano i rintocchi a schiera delle campane, cominciò ache a sparare con pistole e archibugi.

Il cannone antigrandine dello Stiger ebbe un grande e quasi immediato successo: in molti paesi d’Europa dove i vigneti erano le colture più esposte al rischio grandine (Francia, Germania, Italia) l’ingegno dei costruttori si espresse in modo sempre meno pittoresco e sempre più tecnico. A fine ottocento nella provincia di Parma erano attive sei stazioni di tiro per la protezione (teorica) di circa 400 ettari di colture, di cui due dedite alla protezione dei vigneti, a Costamezzana ed a Torrechiara.

Il materiale qui pubblicato ripercorre la storia di queste ultime due stazioni, gestite da altrettanti “consorzi antigrandine”, sollecitati dalla Cattedra ambulante di agricoltura di Parma che sulla efficacia dei “tiri” e sulla organizzazione sul terreno delle “stazioni” si era prima scrupolosamente documentata, poi convinta ed infine dedita ad una congrua azione di informazione e di sostegno.

Fu un successo o un “flop”? La risposta è tuttora incerta, anche se nel giro di pochi anni i “cannoni” vennero abbandonati e quasi dimenticati, con la sola eccezione delle storie orali tramandate, secondo le quali una parte della “artiglieria” venne punita dalla cattiveria ostinata della natura, che avrebbe riempito di grandine non pochi cannoni.

Ma ciò che ora conta è l’energia profusa per difendere i vigneti parmensi della collina, senza cedimenti di entusiasmo dei pionieri per le critiche e le polemiche degli increduli e per le “maldicenze” artatamente diffuse dalle società di assicurazione.

Pubblichiamo, per gli approfondimenti, alcuni significativi scritti, integrali ed in sintesi, dell’epoca, che testimoniano i preliminari e gli episodi salienti della lotta “a cannonate” contro la grandine e che ripropongono i protagonisti di questa breve ma intensa fase storica della vite allevata sulla collina parmense. (g.m.)

Per approfondimenti e testimonianze storiche

Gli spari contro la grandine (A. Patrioli – Avvenire Agricolo 1899 – Testo completo dell’articolo)

Organizziamo la difesa contro la grandine! (da Avvenire agricolo 1900 – Testo completo dell’articolo )

Il consorzio antigrandine di Costamezzana (da Avvenire agricolo 1900 – Testo completo dell’articolo)

Il consorzio antigrandine di Torrechiara( da Avvenire agricolo 1900 – Atto costitutivo e documentazione storica )

Le stazioni di tiro antigrandine (Antonio Bizzozero – Avvenire agricolo luglio 1901 – Testo completo dell’articolo)