La fillossera nel parmense

La Gazzetta di Parma del 7 luglio 1907 pubblica un breve trafiletto nella pagina della corrispondenza dalla provincia, seminascosto tra colonne di stampa quasi interamente dedicate alla propaganda elettorale per il rinnovo del consiglio comunale di Collecchio. Il titolo è assolutamente scarno e più che eloquente: “La fillossera nel comune di Collecchio”. Si dà la notizia dell’infezione di malavoglia, con un arido comunicato dal tono ufficiale, senza alcun commento o sottolineatura. Tuttavia l’informazione è d’obbligo, perché un decreto di pochi giorni prima applicava a tutto il territorio comunale di Collecchio le disposizioni del testo unico di legge antifillosserico (divieto di esportazione di viti e parti di vite, di terreno, concimi, pali, sostegni, ecc.). Ma assolto quest’obbligo, la riservatezza sul caso è totale ed una cortina di silenzio viene calata attorno all’intervento dei tecnici della Cattedra ambulante di agricoltura di Parma, che subito distruggono il vigneto infetto, fanno terra bruciata tutt’attorno ai filari colpiti dall’infezione.
Solo 17 anni dopo Antonio Bizzozero ammetterà implicitamente che tanta riservatezza era stata un errore: si era infatti persa l’occasione per dare concretezza all’allarme antifillossera, preferendo la consegna del silenzio, confidando troppo nella efficacia dell’intervento effettuato sul primo focolaio scoperto nel parmense, nella presunzione che esso fosse effettivamente l’unico. Ma il “tristo pidocchio” era ormai giunto nella terra parmigiana ed anche se inizialmente rallentata, la sua diffusione sarebbe stata inarrestabile, complice purtroppo la disattenzione degli agricoltori e dei viticoltori. Poi fu Grande Guerra, in Europa e in Italia, e bel altro il nemico da vincere..

Per saperne di più

La fillossera nel parmense (Testo completo dell’articolo)

La viticoltura parmense alla fine della seconda guerra mondiale (Testo completo dell’articolo)