Nel nome di un Territorio
legittimato alla Denominazione di Origine Protetta
Colli di Parma

Ancor prima del riconoscimento della DOC Colli di Parma i vitivinicoltori che avevano dato vita al Consorzio decisero di apporre sui loro vini un marchio comune che fornisse un segnale, forte e chiaro, di serietà e al tempo stesso fosse garanzia del rispetto di quelle regole di viticoltura e di vinificazione consolidate dalle tradizioni locali e che, accertate e promosse con legge dello Stato, sarebbero poi divenute patrimonio comune nel primo disciplinare di produzione dei vini Colli di Parma DOC.
Prima ancora della attuale fascetta DOC di Valoritalia, il Consorzio rilasciava ai soci il bollino numerato con il loro simbolo "illuminista", il volto statuario eppure vivace ed espressivo del Sileno, tratto dal gruppo marmoreo del Boudard che si può ammirare nel Parco Ducale di Parma.
Fin dai primi passi, dunque, il bollino del Consorzio e poi la fascetta di Valoritalia fornivano ufficialmente al consumatore la garanzia che il vino DOC così contrassegnato rispettava rigorosamente i dettami del disciplinare di produzione e che per accertarli era stata eseguita dall'organo a ciò delegato una specifica procedura di controllo.
In realtà bollino prima e fascetta poi attestavano e attestano molto più, poiché la procedura di controllo è stata ed è quanto mai articolata e scrupolosa. Vediamola un po' da vicino.

Qualità e quantità d'uva, prima di tutto...
La fascetta numerata di Valoritalia attesta che i vitigni dei vigneti dai quali proviene l'uva sono sicuramente della varietà indicata in bottiglia e che i quantitativi di uva prodotta per ogni ettaro del vigneto non superano il limite massimo previsto dal disciplinare della DOP. Il limite massimo d'uva per ettaro fissato dal disciplinare ha lo scopo di garantire la tipicità tradizionale del vino e la sua corrispondente qualità organolettica e sensoriale.

Cantina mia, per piccina che tu sia...
In occasione dei prelievi che l'organo di controllo esegue in cantina, il prelevatore, come tale equiparato per legge ad un ufficiale di polizia giudiziaria, controlla e verifica in primo luogo che i quantitativi e le varietà dei vini segnati nei registri di cantina corrispondano a quelli effettivamente contenuti nei vasi vinari; tutto questo prima ancora di verificare ed annnotare i quantitativi del vino che lui stesso preleva per destinarlo in parte al laboratorio, in parte al richiedente, in parte alla Commissione di degustazione ed in parte (almeno due bottiglie) alle eventuali successive verifiche necessarie in caso di contestazione e reclami dovuti alla non approvazione DOC del prodotto da parte di Valoritalia.
Il prelievo dei campioni nella cantina del vitivinicoltore richiedente la DOC non è l'unico momento di controllo da parte dell'organo delegato, essendo eseguite anche verifiche successive di congruità con prelievi eseguiti nei punti vendita per controlli a campione.

Vino da campione, campione di vino...
Tutti i campioni prelevati, almeno sei per ogni operazione, vengono sigillati e numerati alla presenza del titolare della cantina il quale sottoscrive un verbale in cui sono riportati tutti i dati relativi al prelievo.

Provette, strumenti, occhi, nasi e palati "garantiscono congiuntamente"
Ogni campione di vino è sottoposto preventivamente ad analisi chimico-fisiche di laboratorio. Il reperto di analisi accompagna il campione di vino (entrambi resi rigorosamente anonimi) da sottoporre al giudizio della commissione di degustazione composta da esperti designati e convocati da Valoritalia in base ad un calendario stabilito anno per anno. La commissione valuta e giudica le caratteristiche organolettiche, olfattive ed aromatiche di ogni campione di vino. Se il giudizio della commissione è positivo (a maggioranza o unanimità dei commissari), al produttore vengono consegnate da Valoritalia le fascette numerate di garanzia da apporre al collo di ogni bottiglia, in numero esattamente corrispondente alla quantità del vino proposto all'uso della denominazione controllata Colli di Parma, presente nella sua cantina ed a tale denominazione riconosciuto idoneo.
In caso contrario l'uso della denominazione è negato. Se al momento dell'esame, a giudizio dei commissari, il campione di vino non possiede caratteristiche del tutto idonee alla DOC per una sua accertata incompleta evoluzione organolettica e/o sensoriale, la Commissione può dichiararlo rivedibile, riservandosi una successiva data di verifica per il giudizio definitivo.

Controllo sistematico dei vigneti del territorio
Tutti i viticoltori debbono obbligatoriamente presentare ogni anno al SIAN (sistema informatico regionale) una denuncia di produzione delle uve raccolte, la loro scelta commerciale, che potrà subire successive riqualificazioni solo verso il basso (se cioè destinate a produrre DOP, IGP, o vino comune), produzione di uve che dovrà risultare congrua con le superfici e le varietà specificate nel fascicolo aziendale, che ogni anno è sottoposto a verifiche satellitari delle superfici. Il SIAN raccoglie pertanto tutti i dati utili per un dossier completo di ciascuna azienda, contenente le superfici dei vigneti, le varietà dei vitigni, la loro destinazione se DOP o IGP, l'anno d'impianto, il numero di viti esistenti nella superficie complessiva del vigneto.
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L'onere complessivo a carico dei vitivinicoltori che scelgono il prestigio "certificato e ufficiale" della denominazione di origine protetta per i vini conformi ai disciplinari di produzione DOC è come si è visto tutt'altro che trascurabile, certamente superiore a quello per i vini con indicazione geografica protetta IGT ed ovviamente ancor più per tutti gli altri vini comuni. Ma è anche l'unico efficace e solido contributo alla tracciabilità, alla trasparenza, alla genuinità del vino ed alla reale tipicità tradizionale delle uve provenienti dai vigneti e vinificate nelle cantine della collina parmense, uve e vini che si propongono al mercato formalmente legittimati al riferimento ed all'appartenenza alla cultura enogastronomica di Parma e del suo territorio.

Lambrusco da Maestri

Il Lambrusco Colli di Parma DOC ha caratteristiche che meritano soltanto di essere divulgate ed apprezzate. Il suo vitigno di base, classificato con il nome del viticoltore parmigiano Luigi Maestri che lo selezionò nel suo vigneto di Valera nella seconda metà dell'800, è inserito nei disciplinari di produzione di gran parte degli altri lambruschi DOC emiliani e di quello mantovano.

Il Lambrusco è il vino più venduto in Italia. Non c'è cantina in Emilia che non lo produca, etichettandolo in modo da trasferire con immediatezza la vivacità che lo caratterizza, e non solo per la spuma e le bollicine color rubino; l'indimenticabile Cesare Zavattini, luzzarese di nascita e di DNA, diceva del Lambrusco che "fa boom nello stomaco", con ciò parodiando la sua fresca energia dal bicchiere al palato.
In realtà c'è lambrusco e Lambrusco, da quello sinceramente autoctono a quello con passaporto estero o, peggio ancora, con certificato di nascita contraffatto. Insomma, anche per il Lambrusco, anzi soprattutto per questo vino che è bevuto in tutto il mondo, ci sono ambigue etichette e contenuti ambigui in bottiglia. Per questo la fascetta DOC del Lambrusco Colli di Parma aggiunge ulteriori certezze a quelle assai prestigiose degli altri quattro Lambruschi DOP emiliani e del lombardo Lambrusco Mantovano DOC.

Dal disciplinare di produzione

La denominazione di origine controllata "Colli di Parma" Lambrusco è riservata al vino ottenuto dalle uve delle varietà di vitigno presente nei vigneti, in ambito aziendale, nella percentuale appresso indicata:
Lambrusco Maestri: dall'85% al 100%.
Possono, inoltre, concorrere alla produzione di detto vino, altre varietà a bacca nera, non aromatiche, presenti nei vigneti in ambito aziendale, idonei alla coltivazione in Emilia-Romagna, sino ad un massimo del 15%

Norme per la viticoltura

Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata "Colli di Parma" debbono essere quelle tradizionali della zona e comunque atte a conferire alle uve ed ai vini derivati le specifiche caratteristiche di qualità.
Sono, pertanto, da considerarsi idonei, ai fini dell'iscrizione allo schedario viticolo ai sensi dell'art. 12 del 8 aprile 2010, n. 61, i terreni collinari di giacitura ed orientamento adatti, con esclusione di quelli di fondovalle.
Pei nuovi impianti e reimpianti, la densità dei ceppi per ettaro non può essere inferiore a 3200, salvo che per i vitigni di Bonarda i quali potranno avere una densità di ceppi per ettaro, non inferiore a 2800.

I sesti d'impianto ed i sistemi di potatura devono essere quelli generalmente usati nella zona, o comunque tali da non modificare le caratteristiche dell'uva e dei vini, come forma di allevamento si deve impiegare preferibilmente il Guyot o il cordone speronato; sono ammesse altre forme di allevamento, similari per carica di gemme per ceppo. È vietata ogni pratica di forzatura. È consentita l'irrigazione di soccorso.

Lambrusco Colli di Parma DOC

Da uve nere di vitigni autoctoni dell'Emilia Romagna, il Lambrusco è l'esito vinicolo, frizzante o fermo, più peculiare della tradizione vinicola emiliana.
Ne esistono sei DOP: quella Lambrusco Colli di Parma DOC deve comprendere almeno l'85% di varietà di uve del vitigno autoctono Lambrusco Maestri, con facoltà di uvaggio fino ad un massimo del 15% di uva a bacca nera idonea al DOP, presente nel vigneto in ambito aziendale. La varietà Lambrusco Maestri restituisce un vino dal caratteristico colore rubino intenso e si caratterizza per la spuma rossa e vivace (nella tipologia frizzante), mentre al naso si definisce un profumo di viole, adatto per accompagnare importanti primi e secondi piatti (in particolare i bolliti di carne tradizionali della cucina parmigiana).











Messaggi espliciti ed impliciti nelle "Splash Page" che appaiono sullo schermo quando si "clicca" per entrare nel sito web del Consorzio



Le "splash pages" sono immagini che compaiono, occupando gran parte dello schermo, quando ci si collega con il sito del Consorzio "cliccando" sul suo indirizzo per entrare nella Home Page. L'immagine della "splash page" è fissa, resta attiva fino a quando non si clicca di nuovo sulla scritta "HOME PAGE", presente nella parte centrale alta dello schermo; al suo posto appare la Home Page, dalla quale è possibile "navigare" nel sito aprendo le pagine che interessano. La peculiarità delle immagini "splash" consiste nel fatto che una volta abbandonate per entrare nella Home Page del sito esse non sono più riattivabili, impossibile farle comparire di nuovo sullo schermo, anche se si abbandona il sito e poi si clicca nuovamente per rientrarci. Ogni immagine "splash" è infatti visualizzata una sola volta per ogni sessione di navigazione sul web.
Per quanto banale possa apparire questo loro comportamento, in realtà esso corrisponde ad uno specifico intento mediatico. Chi fosse infatti interessato a rivederla è costretto ad eseguire una insolita procedura, per cui sarà per lui molto più facile memorizzarla, ricordarla a lungo, e con essa il messaggio, esplicito o implicito, che l'immagine gli ha comunicato. Ogni "splash page" resta attiva all'indirizzo web del sito per una decina di giorni circa, poi viene sostituita da una nuova immagine, contenente un messaggio anch'esso diverso dal precedente. L'introduzione delle pagine "splash" nel sito del Consorzio è recente, risale infatti alla metà dello scorso mese di marzo.
Le immagini qui sotto riproducono le prime quattro "splash page" fin qui attivate.

  

 

Storicamente parlando....



Antonio Bizzozero, l'uomo che alla fine dell'800 inventò nel parmense la nuova agricoltura italiana del XX secolo.
Le onoranze del regime nelle pagine del Bollettino Agricolo dell'Unione Provinciale Fascista Agricoltori di Parma, supplemento al n. 128 del Corriere Emiliano, il giornale del Partito Fascista proprietario della Gazzetta di Parma dal 1928 al 1943. Verità storiche ed ipocrisie politiche nel profilo di Antonio Bizzozero, scritto da G. Savazzini
(Per visualizzarlo click qui)

(nota introduttiva di G. Mondelli)
Il Regime Fascista, con la sua forte propensione alla esaltazione del mondo rurale in genere e delle attività agricole in particolare, trovò nella provincia di Parma terreno fertile ed una importante referenza per la sua attività di propaganda delle scelte e delle politiche agricole introdotte nel Regno d'Italia dal regime. Il terreno fertile parmense era stato infatti magistralmente rigenerato da Antonio Bizzozero e dai suoi collaboratori della Cattedra Ambulante di Agricoltura nel corso degli anni (ma sarebbe più pertinente dire nel corso dei "decenni")che a partire dal 1893 e fino alla malattia del maestro, che nel 1929 lo costrinse ad abbandonare ogni attività conservando solo la presidenza ad honorem del Consorzio Agrario, innalzarono la provincia di Parma ad un livello di efficienza ed organizzazione delle attività agricole ed agroindustriali tale da proporla alla attenzione ed ammirazione degli agronomi, dei tecnici agrari, degli amministratori pubblici e dei politici, e non solo in ambito nazionale.
L'espressione coniata all'inizio del '900 di "rinascimento parmigiano", che sintetizzò perfettamente l'evoluzione del territorio parmense e della sua qualità agraria raggiunta nel periodo compreso tra l'ultimo decennio dell'ottocento ed i primi due del novecento, è quanto mai significativa ed emblematica. Il fascismo italiano ne fece subito un proprio "fiore all'occhiello" e la personalità di Bizzozero non potè esimersi dall'esserne in qualche modo coinvolta.

Il vino e la vite hanno, nell'immenso panorama del web, una evidenza da primo piano. Vi si possono facilmente trovare notizie continuamente aggiornate, dunque di stretta attualità, relative ad avvenimenti temporanei; ma anche informazioni importanti ed utili inerenti ai molti profili che la vitivinicoltura presenta proponendo se stessa. La velocità, l'immediatezza e la praticità di visualizzazione delle notizie è utilizzata in modo sempre più professionale dalle molte testate di tipo giornalistico o associativo che fanno viaggiare nel web le informazioni che contano. Le quali possono avere vita breve, ma anche contenuti meritevoli di archiviazione e consultazione sempre valida ed utile nel tempo.
Gli articoli dell'elenco che segue sono consultabili nell'area «WEB NEWS» del sito del Consorzio di tutela dei vini Colli di Parma, aggiornata al 24 marzo 2016
Cresce l'e-commerce
del vino italiano
L'e-commerce è oggi in Italia ancora in una fase germinale per questioni culturali e per l'arretratezza delle infrastrutture per l'accesso dei digital devices al web, anche se è comunque in crescita, ma non ancora al livello di altri Paesi del mondo. (Intervista all'esperto di e-commerce Alessandro Olivieri)
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Stato dell'arte sulla produzione di vino
senza l'uso di prodotti chimici in vigneto
Riflessione di Angelo Gaja sulla produzione di vino senza l'uso di prodotti chimici in vigneto, per rispondere alla domanda sempre più evidente di una agricoltura che faccia meno ricorso alla chimica a protezione della salute del consumatore, e della pulizia, affinché la coltivazione non divenga inquinante per l'ambiente.
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Vini Veri sostiene petizione
«no ai glifosati»
ViniVeri, associazione dei produttori di vini naturali, sostiene e promuove l'iniziativa di raccolta firme "Salvaguardiamo la nostra salute!! No ai glifosati" lanciata da Giacomina Maltempi su Change.org che ha già raccolto oltre 75mila firme.
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Export vinivolo 2015 a quota
5,4 miliardi di euro
Dopo un periodo di consolidamento del 2014, l'export vinicolo italiano riprende la via dei record e dai dati ufficiali Istat diffusi l'11 marzo scorso si registra nel 2015 il valore di 5,39 miliardi di euro (+5,4%) pari a 20,24 milioni di hl.
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Vendere vino
in Gran Bretagna tramite
il WEB
Comodità ed extra sconti rispetto agli altri canali commerciali. Sono queste le motivazioni principali della diffusione dell'e-commerce vitivinicolo soprattutto tra giovani e benestanti.
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Costruirsi presidi propri
sui mercati internazionali
Molti degli attuali importatori, soprattutto nei mercati più evoluti e maturi, come il Nord America, non sono più adeguati per i fabbisogni di molte aziende italiane del vino, a partire da quelle medio-piccole, al punto che probabilmente è arrivato il tempo di ipotizzare anche per realtà più piccole la costruzione di società proprie in determinati mercati.
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Bruxelles alla scoperta dei vini italiani
Continuano i corsi alla scoperta dei vini italiani all'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, grazie alla giornalista e sommelier Alma Torretta.
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L'Italia del vino fatica a raccontarsi
Gli errori più frequenti delle aziende italiane nella comunicazione dei loro vini e delle loro realtà produttive.
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Il mondo del vino
e le nuove prospettive di ricerca
Mentre i francesi incentrano tutto sul «terroir» e i paesi emergenti si affidano al «brand» e ai costi ridotti, il modello viticolo italiano punta invece alla diversificazione produttiva, con gli oltre 500 vitigni iscritti al catalogo nazionale e coltivati grazie alla ricchissima variabilità di condizioni pedo/climatiche del nostro Paese.
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Il vino «made in Italy»
trent'anni dopo il metanolo
Trent'anni sono passati dallo choc anafilattico che colpì nel 1986 il settore vitivinicolo del Belpaese, salvatosi dal tracollo irreversibile sia pure con una lungodegenza sofferta, alla fine risolutoria.
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Il vino, metafora del futuro d'Italia
La storia del vino è la metafora di ciò che possiamo fare anche in situazioni difficili, è la prova provata che si può rinascere e riorganizzare e uscire più forti anche da momenti molto complicati.
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Giornalismo del cibo
tra politica, sicurezza e bufale
C'è bisogno di una informazione più corretta e professionale quando si parla di scienza e ricerca applicata a ciò che mangiamo, soprattutto se si trattano emergenze ed allarmi, con la necessità di una maggiore formazione degli scienzati alla comunicazione, e dei giornalisti alla scienza.
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Investire in vino
Secondo una ricerca Mediobanca il vino potrebbe diventare il bene rifugio del Terzo Millennio. A livello mondiale, per ogni euro investito in vino nel 2001 ne sono tornati 5,4 euro a inizio 2016. Molti meno i ritorni borsistici che hanno fatto guadagnare solo 1,6 euro.
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Canada, tra monopolio
e amore per il vino italiano
Intervista a Elizabeth Palmer, giornalista esperta del mercato vinicolo canadese
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Far capire le differenze
(le diverse anime del vino)
Senza una chiara e trasparente evidenziazione delle diverse anime produttive del vino vi è l'inevitabile rischio di una perdita continua di immagine e posizionamento del prodotto con l'aumento delle probabilità che esso diventi una "commodities". L'esempio eloquente del Regno Unito
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Inaugurato "Il Grappolo", la sala di degustazione del Museo del Vino

Sabato 5 marzo, dopo la pausa invernale, hanno riaperto i Musei del Cibo del Parmense, e con essi la loro cantina, il Museo del Vino ospitato nella Rocca Sanvitale di Sala Baganza. Quest'anno la riapertura del museo ha coinciso con un'altra inaugurazione da parte del sindaco di Sala Baganza, Cristina Merusi, del presidente dei Musei del Cibo Maurizio Ceci, del presidente del Consorzio dei Vini Colli di Parma, Maurizio Dodi, il presidente della pro-loco di Sala Baganza Aldo Stocchi, presenti numerosi invitati: la sala di degustazione e vendita dei vini prodotti dalle cantine associate al Consorzio di tutela dei vini Colli di Parma, Il Grappolo.
La sala di degustazione offre ai visitatori del Museo una opportunità in più per approfondire la conoscenza della storia della vite e del vino nel parmense, e la sua concreta attualità anche agli occhi, al naso, al palato. Nella sala sono esposti i vini DOC, IGT e vini con sola etichetta aziendale di numerose cantine parmensi associate al Consorzio di Tutela dei Vini Colli di Parma,

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La Newsletter è inoltre inviata, a scopo promozionale, agli indirizzi e-mail di altri destinatari che hanno avuto contatti, anche occasionali, con la Segreteria del Consorzio. Per ricevere con continuità la newsletter si prega di sottoscrivere la richiesta di invio.

Per annullare l'invio o per informazioni contattare la Segreteria del Consorzio.

Segreteria del Consorzio di Tutela dei Vini «Colli di Parma» - info@viniparma.it - viniparma@pec.it - tel.(0039)0521 207066
Credits Gianni Mondelli