Proposto l'ampliamento
del territorio DOP dei vini dei Colli di Parma

Nell'autunno del 2015 il Consorzio di Tutela dei Vini dei Colli di Parma ha inoltrato al Ministero delle politiche agricole e forestali la proposta di modifica dell'art.3 del Disciplinare di produzione dei vini a denominazione di origine protetta (D.O.P.) «Colli di Parma». La proposta inoltrata riguarda la modifica della zona di produzione delle uve D.O.P. con l'estensione della medesima ad una parte di territorio del comune di Varano de' Melegari. I confini dell'ampliamento interessano un'area equivalente a 5 ettari di terreno già vitato ed a circa 30 ettari di terreni coltivabili a vigneto.
La prima fase dell'iter burocratico della proposta di modifica si è svolta presso la Camera di commercio di Parma nella mattinata di mercoledì 3 febbraio 2016, presenti i delegati delle istituzioni competenti per la sua gestione pubblica: dr. Nicola Emiliano di Medio, in rappresentanza del Ministero, dr. Gianluigi Biestro, in rappresentanza del Comitato nazionale vini DOP e IGP, dr. Franco Foschi, in rappresentanza della Regione Emilia-Romagna.
L'iter della pratica proseguirà ora con l'esame della proposta da parte del Comitato Nazionale dei vini DOP e IGP per la sua definitiva approvazione o rigetto entro sessanta giorni dalla trasmissione del verbale relativo alla riunione del 3 febbraio. Poi si dovrà attendere il decreto di conversione da parte del ministero ed il successivo inoltre alla Commissione Europea per l'approvazione definitiva del disciplinare modificato.

(Click qui per visualizzare la pagina pubblicata nel sito del Consorzio)

DOC certificata
con «fascetta numerata»


Il Consorzio di tutela dei vini DOP Colli di Parma è l'unico in Emilia-Romagna, tra gli altri consorzi di tutela dei vini a denominazione di origine protetta, ad apporre sulle bottiglie dei vini riconosciuti idonei all'uso della denominazioone di origine «COLLI DI PARMA» la fascetta numerata con la garanzia DOC (denominazione di origine controllata) rilasciata da Valoritalia (vedi). Denominazione di origine controllata (DOC) significa che per l'apposizione della fascetta di garanzia deve essere espletata la seguente procedura: il produttore (associato al Consorzio di tutela) richiede a Valoritalia l'idoneità del proprio vino all'uso della denominazione DOC Colli di Parma.
Valoritalia preleva campioni del vino nella cantina dell'associato, accertandone anche la quantità prodotta e disponibile, convoca la commissione di degustazione che valuta e giudica, in modo rigorosamente anonimo, le caratteristiche organolettiche, olfattive ed aromatiche del vino, in precedenza sottoposto ad analisi chimico-fisiche di laboratorio. Se il giudizio della commissione è positivo, al produttore vengono consegnate le fascette numerate di garanzia, in numero esattamente corrispondente alla quantità del vino proposto al riconoscimento DOC presente nella sua cantina (ad esempio, 30 ettolitri corrispondono a 4 mila bottiglie da 750 cl, quindi a 4 mila fascette).
La fascetta numerata DOC sulla bottiglia garantisce pertanto al consumatore l'effettiva qualità tradizionale del vino e la sua lavorazione (nel vigneto ed in cantina) conforme a quanto indicato nel disciplinare di produzione approvato dalla legge che tutela la denominazione di origine del vino stesso.

Lambrusco, vino apolide senza più una patria?

        Si tratta di una proposta avanzata a Bruxelles dalla Direzione generale agricoltura e la reazione dell'entourage vitivinicolo italiano non si è fatta attendere: l'Unione Europea vorrebbe liberalizzare i vini protetti da denominazione di origine che prendono nome non da una specifica località geografica, ma dal vitigno con il quale sono prodotti. Ed ecco profilarsi, malaugurato e serio, l'inciampo del Lambrusco, per giunta non il solo possibile: «Tutti i vini che prendono il nome dal vitigno, come il Vermentino e in parte anche il Sangiovese - ha spiegato già nello scorso novembre l'europarlamentare Paolo De Castro - rischiano di essere tolti dalla lista dei vini protetti nell'UE in quanto la Commissione europea vorrebbe sostanzialmente liberalizzarli». Secondo De Castro l'esecutivo UE sostiene che una cosa è proteggere un nome con un riferimento geografico (ad esempio per il Prosecco c'è il comune di Prosecco) mentre diventa difficile farlo quando non c'è un riferimento geografico, ma il solo nome del vitigno. «Noi stiamo facendo di tutto per bloccare questo approccio - assicura De Castro - però non tutti la pensano come noi tra i Paesi produttori di vino europei».
        «Il nostro Lambrusco non si tocca!» - tuonano le cantine grandi e piccole del modenese e del reggiano, ma nel frattempo si valutano le prospettive che l'orientamento dell'UE, propensa a liberalizzarlo, aprirebbe nel mercato internazionale . Così si mormora che il proposito UE non sia del tutto disgiunto da enormi interessi in gioco. "Il Lambrusco è il vino italiano più venduto in Italia e tra i primi nel mondo - osserva Sandro Cavicchioli, presidente di AssoEnologi Emilia - e fa gola a troppi paesi emergenti nel panorama vitivinicolo europeo, come la Spagna ed il Portogallo.»
Soprattutto Spagna e Portogallo, ma non solo, sono già da decenni produttori di vino ottenuto dai vitigni di lambrusco impiantati in questi paesi proprio da vitivinicoltori emiliani, vitigni che colá si sono ambientati benissimo. Se la liberalizzazione proposta dall'UE modificasse di fatto l'attuale normativa di tutela delle denominazioni, in Spagna e Portogallo non solo si continuerebbe ad imbottigliare il vino ottenuto localmente da questo vitigno, pratica peraltro già consentita, ma i vitivinicoltori di questi due paesi potrebbero impiantare altri vigneti di lambrusco, ampliare la superficie vitata esistente, vinificare le uve, imbottigliare ed etichettare il vino «Lambrusco» come i loro colleghi emiliani e mantovani, di fatto diventando loro agguerriti concorrenti sul mercato mondiale.
Al convegno del 30 gennaio scorso a Scandiano, Lambrusco nel Mondo - Una distintività da difendere, un distretto da valorizzare, si è parlato e ragionato sul problema, nella consapevolezza che non è questione di poco conto, presente il ministro alle politiche agricole e forestali, Maurizio Martina.
Le strategie di contrasto al proposito di liberalizzazione del Lambrusco da parte dell'UE ed alle motivazioni addotte a supporto? Secondo l'assessore regionale all'agricoltura dell'Emilia-Romagna, Simona Caselli, «è vero che il Lambrusco non è di per sé una denominazione geografica, ma da sempre è identificato con varietà che invece hanno un preciso riferimento territoriale: Sorbara, Santa Croce, Castelvetro, nel Modenese, Montericco nel Reggiano, Maestri nel Parmense. Non è un particolare di poco conto, ma la riprova che stiamo parlando di una famiglia di vitigni che sono tipici dell' Emilia e di una parte del mantovano, da sempre coltivati esclusivamente in queste zone e che come tali sono identificati in tutto il mondo».

Pronti a «sfilare» su Facebook tutti i vini DOC e IGT delle cantine associate

Le «Malvasie DOC»
Colli di Parma

Da alcuni giorni è stata avviata sulla pagina Facebook del Consorzio la presentazione dei vini prodotti dalle cantine associate. Per l'avvio è stata pubblicata una nota introduttiva dedicata alla Malvasia Colli di Parma DOC, di cui qui sopra è riprodotta l'immagine di intestazione e nella colonna qui a lato il testo. Le presentazioni si baseranno sulla scheda tecnica dei singoli vini consultabile nell'area AZIENDE del sito del Consorzio, integrata da annotazioni accessorie sulla produzione, ubicazione dei vigneti, immagini ed altre informazioni fornite ad hoc dalle aziende (premi, presentazioni, eventi, articoli, ecc.).
Ogni vino sarà presentato singolarmente per tipo e per produttore, secondo l'ordine alfabetico relativo alla sua denominazione commerciale, in base al seguente schema:

VINI DOC (bianchi vivaci e fermi, rossi vivaci e fermi, spumanti)
VINI IGT (bianchi vivaci e fermi, rossi vivaci e fermi).

In seguito saranno presentati, con modalità analoghe, i vini a denominazione di fantasia prodotti dalle aziende associate, comunque ottenuti dai vitigni del territorio elencati nel disciplinare di produzione dei vini Colli di Parma.

      ... colline, vigneti, tralci di uva dorata, dal profumo inconfondibile. Siamo nella terra della Malvasia, frutto accattivante e vino inimitabile, che conserva nel liquido paglierino l'essenza del sole che lo ha generato. Una presenza dominante, proprio un regno indiscusso gelosamente perpetuato: è questo il senso di un vino che nel parmense ha davvero la popolarità e l'autorità di un monarca amato dalla sua gente. Un vino che conosce la rustica semplicità contadina quanto la finezza aristocratica delle bottiglie finemente abbellite da eleganti etichette e dalla collana preziosa con il marchio DOC, la fascetta numerata che ne circonda il collo, a dimostrare la nobiltà di origine e l'eccellenza della sua identità.
      Si è disputato a lungo, tra intenditori e non, se il vino Malvasia dei Colli di Parma sia meglio dolce o secco, se sia più consono alla natura del vitigno il nettare dolce e fine che, fresco e fruttato, si gusta da solo o accompagnandolo alle tradizionali torte crostate di frutta o di marmellate; oppure quell'altra Malvasia "secca", á la page che sposa (per amore soltanto) gli antipasti della nostra eccelsa salumeria ed i grandi primi piatti della gastronomia parmigiana. Disputa tanto affezionata quanto in fondo inutile: madre uva (Malvasia aromatica di Candia) garantisce gli attributi comuni alle sue due figlie certamente diverse, ma dall'identico fascino e con il dono condiviso di una loro naturale personale eleganza.
      Le cantine parmensi che vinificano la Malvasia Colli di Parma DOC (Denominazione di origine controllata) meritano una speciale menzione, in quanto non solo testimoni autorevoli di una eccellenza viticola ed enologica formatasi nel percorso della storia e della tradizione locale, ma soprattutto perché garanti esse stesse, per una loro autonoma scelta che ha un profondo valore etico comportamentale, della rigorosa osservanza di quel disciplinare di produzione che dalla storia e dalla tradizione della vitivinicoltura nel territorio collinare parmense è stato concretamente definito ed assunto come comune regola di lavoro e di controllo sulla sua corretta applicazione.
      Per questo motivo ci dedicheremo da oggi in poi a presentare qui le Malvasia Colli di Parma DOC delle cantine che hanno scelto il Consorzio di Tutela dei Vini dei Colli di Parma, l'impegno al rispetto certificato del disciplinare di produzione, l'onere di sottoporsi al controllo pubblico e ufficiale di Valoritalia prima dell'imbottigliamento e di apporre sulla bottiglia la garanzia della reale conformità della loro Malvasia Colli di Parma DOC alle regole scritte ed a quelle tramandate, quelle che hanno proclamato e incoronato la Regina dei nostri secolari vigneti. (g.m.)

Storicamente parlando....



I tanti e gravi problemi che subito dopo l'unificazione (1860) emersero sulle condizioni dell'agricoltura italiana in generale e in specifici ambiti territoriali regionali e provinciali indussero le autorità di governo del Regno a promuovere ricognizioni ed analisi documentali che potessero fornire un quadro generale ed al tempo stesso dettagliato per singole e specifiche realtà del mondo agricolo nazionale. Per la provincia di Parma l'incarico venne affidato a Francesco Barbuti, autore di una pregevole monografia sull'agricoltura parmense pubblicata nell'anno 1880 dalla tipografia Ferrari di Parma. La parte della monografia dedicata alla vite ed al vino nel parmense è pubblicata nell'area del sito dedicata alla storia della vitivinicoltura parmense. (Per visualizzarlo click qui)
Il vino e la vite hanno, nell'immenso panorama del web, una evidenza da primo piano. Vi si possono facilmente trovare notizie continuamente aggiornate, dunque di stretta attualità, relative ad avvenimenti temporanei; ma anche informazioni importanti ed utili inerenti ai molti profili che la vitivinicoltura presenta proponendo se stessa. La velocità, l'immediatezza e la praticità di visualizzazione delle notizie è utilizzata in modo sempre più professionale dalle molte testate di tipo giornalistico o associativo che fanno viaggiare nel web le informazioni che contano. Le quali possono avere vita breve, ma anche contenuti meritevoli di archiviazione e consultazione sempre valida ed utile nel tempo.
Gli articoli dell'elenco che segue sono consultabili nell'area «WEB NEWS» del sito del Consorzio di tutela dei vini Colli di Parma, aggiornata al 16 febbraio 2016
Il futuro del vino?
La maturità aromatica
Oggi pochi parametri, principalmente gradi zuccherino, acidità e fenoli, contribuiscono a stabilire la data della vendemmia. In futuro, anche in virtù dell'evoluzione del consumatore internazionale, si dovranno prendere in considerazione i composti chiave dell'aroma dei singoli vitigni
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Enoturismo in espansione
L'enoturismo attrae sempre più appassionati, presto saranno 12 milioni
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Impatto del rame
sulla biodiversità degli
ecosistemi agricoli
Da quando lo scienziato francese Millardet scoprì che i filari di vite spruzzati con la "poltiglia bordolese" diventavano resistenti alla peronospora, l'utilizzo dei prodotti a base di rame come fungicidi agricoli si è diffuso enormemente; soprattutto, poiché molti di essi sono naturali e particolarmente economici rispetto agli altri anticrittogamici presenti sul mercato.
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Vini a solfiti zero
Dalla ricerca dell'università toscana un vino adatto a soggetti allergici ai solfiti. Si chiama Onlywine ed è stato messo a punto dal Dipartimento di Scienze agrarie alimentari e agroambientali dell'Università di Pisa
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Allarme "deregulation" dei vini Doc
Attacco al cuore dei vini Doc. La Commissione UE sta lavorando a una modifica del regolamento 607 del 2009 per rivedere le norme sull'etichettatura delle denominazioni d'origine. L'ipotesi allo studio punta a una profonda liberalizzazione che consenta ai produttori di qualsiasi Paese di utilizzare in etichetta anche i nomi dei vitigni oggi riservati a singoli Stati.
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5 stars wines, vini a cinque stelle
Il Concorso enologico internazionale cambia e diventa «5 Star Wines»
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Cambi climatici e capacità
d'invecchiamento
Entro il 2050 le temperature dovrebbero aumentare di 1-4 gradi e, senza adeguamenti tecnici, a cambiare non saranno soltanto gli aromi del vino, ma anche la sua capacità d'invecchiamento.
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Proteggere la vite dal
mal dell'esca dopo la potatura
Ricercatori dell'Università di Leon, Spagna, dopo sei anni di studio e grazie ad un progetto finanziato dalle cantine Vega Sicilia S.A. (Valbuena de Duero, Valladolid), hanno messo a punto un fitofarmaco naturale per proteggere le ferite sulla vite dopo la potatura. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista americana Applied and Environmental Microbiology.
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I grandi vini bianchi muffati
Quando si pensa ai vini muffati il pensiero corre immediatamente ai Sauternes francesi, prodotti utilizzando soprattutto le uve del Semillon e del Sauvignon blanc. Pochi sanno però che l'origine dei vini muffati è ungherese.
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Vinexpo, il mondo del vino nel 2019
La buona notizia è che tra il 2015 ed il 2019 il mercato enoico tornerà a correre, con una crescita prevista dell'1,4%, come raccontano i dati dell'Iwsr (International Wine & Spirit Research) per Vinexpo, che dal 24 al 26 maggio sbarca ad Hong Kong, con l'Italia del vino al posto d'onore.
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Ok i Dop, giù gli Igt:
il "borsino" dei vini italiani
Brunello di Montalcino, Amarone della Valpolicella e Barolo tra i rossi, l'Alto Adige in assoluto tra i bianchi: ecco le quotazioni dei vini Dop sfusi più importanti d'Italia alla fine del 2015 secondo gli ultimi dati Ismea, analizzati da WineNews, alla vigilia delle Anteprime delle nuove annate delle denominazioni top del Belpaese
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Malattie del legno. Videoseminari
Infowine.it ha pubblicato due videoseminari a cura di Vincenzo Mondello e Florence Fontaine, commentati in italiano dallo stesso Mondello, dove si illustrano, tra l'altro, le differenze tra Mal dell'Esca e altre patologie simili (sintomatologia e epidemiologia delle malattie del legno della vite) e si fa il punto sullo stato delle conoscenze
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I primi vitigni resistenti alle
malattie prodotti in Italia
Frutto della ricerca dell'Università di Udine e dell'IGA permetteranno di ridurre l'uso dei pesticidi in viticoltura
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Il vino tra consumo domestico
e "fuori casa"
Nel 2005 il consumo di vino tra le mura di casa, in volume, era il 59% del totale: oggi la quota %egrave; sul 65%, ed è destinata ad aumentare, intorno al 68% nel 2018, con il conseguente riposizionamento del consumo fuori casa dove, comunque, si realizza oltre la metà del valore del mercato enoico nazionale.
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Nuove prospettive di mercato per
i vini a basso contenuto alcolico?
L'analisi del panorama dei vini "salutari" condotta da Wine Intelligence rivela una sempre maggiore predisposizione verso questa categoria sull'onda della nuova cultura del bere responsabile.
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L'Italia del vino dal 2015 al 2016
Che cosa lascia il 2015 che ci siamo appena lasciati alle spalle, al 2016 del mondo del vino italiano? Sarà nuovo record, probabilmente, quello segnato dalle esportazioni di vino italiano nel 2015, dopo quello del 2014.
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Svelato il Dna dei vitigni italiani.
Ora vino migliore e viti più sane
È stato mappato il genoma di 51 vitigni autoctoni italiani: materiale prezioso per migliorare le tecniche enologiche e le produzioni. AgroNotizie ha intervistato Luigi Bavaresco, coordinatore del team di ricerca
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La malattia di Pierce
Alcuni botanici americani hanno identificato un enzima che sembra giocare un ruolo chiave nella infezione batterica degli insetti trasmessa alla vite con la malattia di Pierce, il cui agente è Xylella fastidiosa, che costa ogni anno più di 100 milioni di dollari di perdite alla vitivinicoltura californiana.
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Visite al Museo del vino, con assaggi e "take away"

Riaprono sabato 5 marzo, dopo la pausa invernale, i Musei del Cibo del Parmense, e con essi la loro "cantina", il Museo del Vino ospitato nel Palazzo Sanvitale di Sala Baganza. Quest'anno la riapertura del museo coincide con un'altra inaugurazione: la sala di degustazione e vendita dei vini prodotti dalle cantine associate al Consorzio di tutela dei vini Colli di Parma.
Per i visitatori del Museo una opportunità in più per approfondire la conoscenza della storia della vite e del vino nel parmense, e la sua concreta attualità anche agli occhi, al naso, al palato.

Tutte le cantine del Consorzio
in "touch screen" e nel sito

In concomitanza con la riapertura annuale del Museo del vino sono state attivate, nel sito del Consorzio, 20 pagine nelle quali sono riprodotti i profili delle cantine associate, così come vengono visualizzati nei "touch screen" del Museo. Sono state inoltre realizzate singole connessioni con queste pagine anche dalle aree aziendali del sito alle aziende stesse riservate.
In pratica i visitatori del sito potranno visualizzare le presentazioni delle cantine presenti sui "touch screen" del Museo del Vino, pur senza visitarlo.

Tutte le Newsletter precedenti del Consorzio

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La Newsletter del Consorzio di Tutela dei Vini "COLLI di PARMA" è inviata regolarmente via e-mail ai sottoscrittori della richiesta di invio nella apposita pagina del sito.
La Newsletter è inoltre inviata, a scopo promozionale, agli indirizzi e-mail di altri destinatari che hanno avuto contatti, anche occasionali, con la Segreteria del Consorzio. Per ricevere con continuità la newsletter si prega di sottoscrivere la richiesta di invio.

Per annullare l'invio o per informazioni contattare la Segreteria del Consorzio.

Segreteria del Consorzio di Tutela dei Vini «Colli di Parma» - info@viniparma.it - viniparma@pec.it - tel.(0039)0521 207066
Credits Gianni Mondelli