Capitale della Food Valley & Città Creativa Unesco
per la Gastronomia

Irina Bokova, direttore generale UNESCO, l'11 dicembre ha comunicato la notizia
al sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, che ha subito invitato gli
«attori istituzionali» della città ad un incontro nella Residenza Municipale
«Gentilissimi, è con grande soddisfazione che condivido con tutti voi la notizia appena giunta: PARMA è Città Creativa Unesco per la Gastronomia. Si tratta di un prestigioso riconoscimento che è stato raggiunto grazie al valore inestimabile della nostra città, del nostro territorio e di tutti coloro che nel tempo hanno saputo far crescere questa cultura dell'agroalimentare e del buon cibo che ci caratterizza. Da oggi questo patrimonio non è più solo nostro, ma diventa un patrimonio di tutti.
La sfida importante quindi parte da oggi, ma sono sicuro che la sinergia tra gli attori istituzionali, che è stata protagonista assoluta nella redazione del dossier e nel sostenere la candidatura, sarà la base per aprire la strada ad importanti sviluppi per la città e per il territorio.
Parma è la prima città italiana ad essere decretata Città Creativa Unesco per la Gastronomia e solo questo deve renderci orgogliosi della nostra straordinaria città, della nostra cultura e del lavoro che insieme abbiamo fatto. Mi piacerebbe poter condividere con tutti voi un momento celebrativo per questo importante riconoscimento, sabato 12 dicembre alle ore 11,30 in Municipio. A seguire convocherò la stampa per la conferenza stampa ufficiale.
Vi ringrazio anticipatamente per la vostra partecipazione»
Federico Pizzarotti»

Sul riconoscimento dell'UNESCO il presidente del Consorzio per la Tutela dei Vini Colli di Parma, Maurizio Dodi (a sinistra nella foto qui sotto), ha espresso a nome delle aziende vitivinicole associate la propria soddisfazione per l'importante ricaduta di immagine, nazionale ed internazionale per i vini da esse prodotti, a conferma della loro appartenenza a pieno titolo alla eccellenza agroalimentare del territorio parmense ed alla sua indiscussa notorietà nel mondo.

Un percorso di pochi mesi grazie ad una storia lunga di secoli

La procedura per la designazione di Parma Città Creativa dell'Unesco è stata relativamente breve, quasi rapida se si tiene conto di quanto tempo normalmente richiedono gli iter burocratici per eventi di questo tipo. In realtà la procedura è stata breve anche perché profonda è la storia di Parma nella cultura alimentare (si pensi alla «montagna di formaggio parmigiano grattugiato» evocata nel Decamerone di Giovanni Boccaccio, e siamo nel XIV secolo....) e solida e tenace è la sua reputazione di eccellenza nell'immaginario collettivo locale, nazionale ed internazionale per quanto riguarda la gastronomia, in virtù e soprattutto in simbiosi con la vocazione agroalimentare del suo territorio.
Ovviamente il risultato ottenuto premia e gratifica i protagonisti attuali della continuità storica di questa eccellenza, siano essi operatori e/o amministratori, gli « attori istituzionali» citati con genuina soddisfazione dal sindaco Pizzarotti nella lettera ad essi inviata senza indugi, appena avuta la notizia, per condividere con essi il compiacimento e, perché no, anche l'emozione per l'obiettivo cercato e raggiunto.
In sintesi le date che sintetizzano le tappe del percorso citato.

Aprile 2015
Unesco emette il bando per la Città creativa UNESCO per la Gastronomia

17 aprile 2015
Il Comune di Parma candida la città partecipando al bando Unesco ed avvia il percorso istituzionale locale e regionale a sostegno della candidatura della città e del suo territorio da parte della Commissione nazionale italiana dell'Unesco.

13 luglio 2015
La Commissione nazionale italiana Unesco candida Parma come Città creativa per la gastronomia nella lista Unesco delle città creative, lista che comprende 69 città di 32 stati diversi. Le città italiane iscritte in questa lista sono tre: Bologna per la musica, Fabriano per l'artigianato e Torino per il design. Sono otto, nel mondo, le Città Creative per la Gastronomia, curiosamente nessuna è italiana. Per potere essere iscritti nella lista delle città creative per la Gastronomia è necessario dimostrare di saper coniugare sviluppo sostenibile e rispetto delle tradizioni nel settore alimentare.
    Maurizio Martina ministro delle Politiche agricole e forestali, all'indomani della selezione di Parma quale candidata unica per l'Italia a Città Creativa Unesco per la gastronomia:
«Parma rappresenta nell'immaginario collettivo un esempio di quel saper fare agroalimentare italiano che tutto il mondo ci invidia. Siamo certi che nei prossimi mesi potremo dimostrare ai valutatori dell'Unesco le qualità uniche dei prodotti tipici agroalimentari di questa zona. È questo un altro modo per valorizzare a livello internazionale le nostre produzioni tipiche, a partire dal Parmigiano-Reggiano: penso sia anche uno degli strumenti più efficaci per contrastare l'Italian sounding, facendo comprendere al pubblico mondiale che dietro al nome di un prodotto c'è una storia, c'è un'identità culturale fatta anche nel rispetto dell'ambiente e della terra, e sono queste le differenze che rendono unico il nostro agroalimentare.»



6 novembre 2015
Sottoscritto il protocollo a sostegno della candidatura di Parma a Città Creativa Unesco per la gastronomia tra Comune e Associazioni di Categoria, Consorzi, Alma e Accademia Barilla. Tra i soggetti sottoscrittori figurano in dettaglio: Consorzio del Parmigiano Reggiano, Consorzio del Prosciutto di Parma, Consorzio di Tutela dei vini Colli di Parma, Consorzio del Salame di Felino, Consorzio della Coppa di Parma, Consorzio del Culatello di Zibello, Consorzio del Fungo di Borgotaro, Alma, Academia Barilla, Ascom, Confesercenti, Cna, Gia, Apla, Cia, Confagricoltura, Coldiretti, Unione Agricoltori, Musei del Cibo e Strade dei Sapori. Si va, così, verso la formalizzazione del Comitato di sostegno alla candidatura con il coinvolgimento di tutte le realtà istituzionali pubbliche e private della città. Il Comitato di sostegno avrà un ruolo fondamentale nel caso in cui la città sia prescelta da parte di Unesco: si trasformerà in Comitato di Gestione.
    Cristiano Casa, assessore al turismo e commercio del comune di Parma: «Si chiude il cerchio. L'intera città e la provincia sono ora unite attorno alla candidatura di Parma a Città Creativa Unesco per la Gastronomia. Il protocollo di oggi segue quello interistituzionale e quello con Anci Emilia Romagna e Chef to Chef e vede il coinvolgimento di Associazioni di Categoria, Consorzi di tutela e altre realtà prestigiose del territorio e va nel senso di un ulteriore sforzo in vista del responso da parte di Unesco, previsto per il prossimo 11 dicembre».

10 novembre 2015
Incontro a Parigi tra una delegazione presieduta dall'assessore al turismo del Comune di Parma, Cristiano Casa, ed i rappresentanti dell'UNESCO incaricati di valutare l'iscrizione di Parma nella lista UNESCO delle città del mondo creative per la gastronomia, nel corso di una cena parmigiana con accompagnamento dei vini DOC dei Colli di Parma.
    Ai delegati UNESCO riuniti a Parigi, l'Ambasciatore d'Italia presso UNESCO Vincenza Lomonaco ha illustrato la specificità di Parma: «Città laboriosa e creativa, Parma è conosciuta in tutto il mondo per l'eccellenza delle sue produzioni enogastronomiche, che sono il retaggio di tradizioni secolari e di talenti custoditi e tramandati di generazione in generazione. Dietro i prodotti made-in-Parma si cela una storia che concilia tradizioni e innovazione, nel pieno rispetto dell'ambiente. Questo spiega perché Parma sia stata scelta dall'Unione Europea per ospitare la sede di EFSA, l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare. In un momento economico particolare come quello attuale, penso che Parma, con il suo tessuto di imprese agroalimentari e un'identità culturale fortemente plasmata dalla gastronomia, possa essere considerata un modello di sviluppo unico al mondo, da imitare»

11 dicembre 2015
L'Unesco designa Parma Città Creativa per la Gastronomia. Il Comitato di Sostegno alla candidatura di Parma diviene Comitato di Gestione di quanto previsto nel progetto strategico generale contenuto nel dossier di cadidatura. Il protocollo rende piu stretta la collaborazione per lo sviluppo di azioni necessarie al sostegno della candidatura di Parma, in vista anche dello sviluppo del progetto strategico generale contenuto nel dossier stesso di candidatura, con l'impegno a promuovere un evento internazionale a Parma, unitamente a tutte le altre città creative dell'Unesco, sezione gastronomia, entro il mese di giugno 2016.

Le notizie riportate in questa Newsletter sono archiviate e visualizzabili nell'area "Web News" del sito del Consorzio di Tutela dei Vini Colli di Parma, area della quale è iniziato l'allestimento. In quest'area del sito sono disponibili i link qui assenti per risalire alle fonti delle notizie archiviate.

L'UE vuole liberalizzare il lambrusco

Il Lambrusco prodotto liberamente negli altri Paesi dell'Unione europea? La proposta di liberalizzare il Lambrusco è stata avanzata dalla Direzione generale Agri a Bruxelles ma subito sono scattate le prese di posizione degli interessati.
«Tutti i vini che prendono il nome dal vitigno, come il Vermentino e in parte anche il Sangiovese - spiega l'europarlamentare Paolo De Castro - rischiano di essere tolti dalla lista dei vini protetti nell'UE in quanto la Commissione europea vorrebbe sostanzialmente liberalizzarli».
Secondo De Castro, l'esecutivo UE sostiene che una cosa è proteggere un nome con un riferimento geografico - ad esempio per il Prosecco c'è il comune di Prosecco - mentre diventa difficile farlo quando non c'è un riferimento geografico ma il solo nome del vitigno. «Noi stiamo facendo di tutto per bloccare questo approccio - assicura De Castro - però non tutti la pensano come noi tra i Paesi produttori di vino europei».

Il riferimento geografico del Lambrusco

Secondo l'assessore regionale all'agricoltura dell'Emilia-Romagna Simona Caselli «È vero che il Lambrusco non è di per sé una denominazione geografica, ma da sempre è identificato con varietà che invece hanno un preciso riferimento territoriale: Sorbara, Santa Croce, Castelvetro, nel Modenese, Montericco nel Reggiano. Non è un particolare di poco conto, ma la riprova che stiamo parlando di una famiglia di vitigni che sono tipici dell'Emilia e di una parte del mantovano, da sempre coltivati esclusivamente in queste zone e che come tali sono identificati in tutto il mondo».
Poi Caselli aggiunge: «So che il ministero delle Politiche agricole sta seguendo la vicenda e che già nell'estate ha espresso la propria contrarietà alla proposta della Commissione UE di rivedere l'attuale regolamento che tutela i vini Dop e Igp. Come Regione sosterremo con forza questa posizione nell'interesse dei nostri produttori e del nostro territorio».
(fonte: Emanuele Scarci - Il Sole 24 Ore - 21 novembre 2015)

Il vino tra consumo domestico e "fuori casa"



Nel 2005 il consumo di vino tra le mura di casa, in volume, era il 59% del totale: oggi la quota è sul 65%, ed è destinata ad aumentare, intorno al 68% nel 2018, con il conseguente riposizionamento del consumo fuori casa dove, comunque, si realizza oltre la metà del valore del mercato enoico nazionale. Un trend ormai storico, per il vino in Italia, che si conferma e si consolida sempre di più, come emerge da un'indagine di Wine Monitor - Nomisma, nell'Osservatorio del Vino di Unione Italiana Vini, con Ismea e Sda Bocconi, su 1.279 persone tra i 18 ed i 70 anni. Da cui emerge che se i consumatori che bevono più di mezzo litro di vino al giorno, nel 1993, erano 4 milioni (su 29,5 milioni in totale), nel 2014 siamo scesi a 1,3 milioni (su 27 in totale). E oggi, il 20% di chi beve vino in Italia lo fa tutti i giorni, il 22% 2-3 volte a settimana, il 23% qualche volta al mese, il 15% più raramente, ma c'è anche un 20% che non lo beve mai. Con la percentuale di chi beve tutti i giorni che sale al 32% tra le mura domestiche, e scende all'11% nell'on-trade. E se, tra le mura domestiche, il vino si beve con una netta prevalenza nei pasti (72%), fuori casa pesa molto l'aperitivo, che rappresenta il 26% delle occasioni di consumo di vino (da solo o nei cocktail). Curioso il dato sull'età media: 37 anni per chi beve vino a casa, 47 per chi lo consuma fuori.
Un canale importante, comunque, quello dell'horeca, che se mostra qualche segno di risveglio nel breve termine, deve tenere alta la guardia per il futuro, visto che se il 54% dei consumatori non pensa di cambiare abitudini di consumo, il 13% di chi beve fuori casa prevede, nel 2016, di ridurre le quantità (contro un 7% che prevede un aumento), e con l'8% che pensa di acquistare vini meno costosi (su un 6% che guarderà a bottiglie più care).
Con la birra che, peraltro, guadagna terreno su Bacco, anche per un effetto di sostituzione tangibile, guidato soprattutto dai giovani: se la birra è associata soprattutto a divertimento (primo aggettivo indicato dal 24% degli italiani), relax (19%), convivialità (15%) e festa (14%), il vino, per i Millennials è tradizione, convivialità ma anche formalità e monotonia (13%, contro il solo 2% tra i baby boomers
(fonte: Wine West 14 dicembre 2015)

Le vendite del vino tra i paesi dell'UE

L'Europa non è unita quando si tratta di spedire vino da un paese all'altro. La denuncia arriva da Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI), intervenuta a Roma al convegno "L'eredità di Expo" in Sala Aldo Moro presso la Camera dei Deputati. Per inviare vino da un paese all'altro, sia ad un rivenditore che ad un consumatore finale, oggi è necessario avviare una pratica doganale e dotarsi di un domicilio fiscale nel paese di destinazione con il quale assolvere al pagamento delle accise. Una procedura che non solo rende economicamente sconveniente, se non proprio impossibile, un e-commerce su scala europea, ma complica la vita a tutti i vignaioli che, dopo una visita in cantina da parte di turisti stranieri, devono spesso rinunciare alle vendite che ne potrebbero derivare.
Una soluzione al problema è già stata proposta da CEVI (la Confederazione Europea dei Vignaioli Indipendenti, di cui FIVI è membro e della quale Matilde Poggi è vicepresidente) al Gruppo di contatto Accise della Commissione Europea. «I vignaioli - spiega la Poggi - propongono una cosa molto semplice: ogni produttore potrebbe assolvere in proprio e nel proprio paese d'origine le imposte sul valore aggiunto e le accise secondo le aliquote del paese di destinazione delle merci. Una camera di compensazione potrebbe quindi calcolare quanto dovuto a ciascun stato membro». Questo impianto è stato accolto in pieno dallo studio "Evaluation of current arrangements for movement of excise goods released for consumption" realizzato per conto della Commissione Europea e approvato dal Gruppo di contatto Accise lo scorso 3 luglio.
La Newsletter del Consorzio di Tutela dei Vini "COLLI di PARMA" è inviata regolarmente via e-mail ai sottoscrittori della richiesta di invio nella apposita pagina del sito.
La Newsletter è inoltre inviata, a scopo promozionale, agli indirizzi e-mail di altri destinatari che hanno avuto contatti, anche occasionali, con la Segreteria del Consorzio. Per ricevere con continuità la newsletter si prega di sottoscrivere la richiesta di invio.

Per annullare l'invio o per informazioni contattare la Segreteria del Consorzio.

Segreteria del Consorzio di Tutela dei Vini «Colli di Parma» - info@viniparma.it- tel.(0039)0521 207066
Credits Gianni Mondelli