Con Amore e Malvasia

Cantina piccola, grande cuore, vini preziosi come ricordi

Una caratteristica forse unica del Consorzio di Tutela dei Vini dei Colli di Parma è quella di annoverare tra i suoi consorziati non poche piccole cantine. Lo dico (scrivo) con intimo compiacimento, perché convinto che queste presenze siano testimonianze più che mai concrete delle tradizioni locali, della storia della vite e del vino nel territorio collinare parmense, del profondo substrato culturale che alimenta dal di dentro le eccellenze delle nostre produzioni alimentari.
Così ecco che succede: quel tesoro della famiglia vitivinicola parmense chiamato "nicchia di mercato", cioè sinonimo di qualità esclusive e di prestigio, annovera al proprio interno altre più piccole "nicchie", ognuna con un proprio profilo, una propria specifica distinzione, un ruolo e una voce nell'armonia complessiva del coro. Il fatto è che queste piccole cantine custodiscono non solo la genuinità di splendidi vini, ma sono anche garanti del legame vero e solido che salda dal profondo la realtà della nostra attuale vitivinicoltura all'immagine universale del cibo "made in Parma". Il ruolo, il compito e l'impegno del Consorzio e dei suoi consorziati non possono che confrontarsi con queste valutazioni, approfondirle, tutelarle e promuoverle, come in effetti sta avvenendo.
Ecco dunque, più che mai calzante ed a proposito, l'azienda vitivinicola di Antonio Aldini, secondo episodio della serie appena iniziata e che intendo fortissimamente far procedere. Lo scopo che mi sono posto è quanto mai semplice: presentare la realtà delle aziende vitivinicole dei vini Colli di Parma con un approccio possibilmente diverso dal consueto modulo promozionale, troppo spesso e/o troppo banalmente concepito secondo uno standard di comunicazione supportato più da etichette che da profili, più da suggestioni che da contenuti.
Come e quanto diverso? Con tutta franchezza, a mio modo di vedere ogni vino comunica il meglio di sé quando e se la sua natura si integra con il profilo di chi lo propone, perché anche per il vino, protagonista efficace è pur sempre l'elemento umano, non la singola bottiglia. Perciò la storia di un vigneto, di una cantina, di un vino è per me indissolubile dalla storia delle persone, delle famiglie, dell'ambiente, del territorio, nei quali, come in una somma algebrica di valori, il vigneto ha prodotto l'uva con la quale l'uomo ha generato il vino. No, non è una svista lessicale, ho scritto volutamente generato perché è proprio in questa parola che si materializza l'universo astratto del vino, il vino dell'uomo, il più nobile tra i frutti ottenuti dal suo legame con la terra e dalla saggezza del suo rapporto con essa.   (g.m.)

Antonio Aldini vitivinicoltore per gioco, ecco come è accaduto:
«Ho iniziato a fare il vino per gioco, nell'agosto del 2005 con un piccolo gruppo di amici. Non avrei mai pensato che sarebbe nata una passione così forte per questo prodotto e per tutte le attività che vi ruotano attorno. Mi sono messo a studiare di vino e di vigna. Allora non avevo terreni agricoli, e così ho trasformato il giardino di casa, meno di una biolca di terra, in un vigneto e ho sistemato le vecchie cantine trasformandole in locali di produzione.

All'inizio i risultati non erano molto soddisfacenti, ma prova e riprova, dopo alcune vendemmie le cose sono migliorate. Oggi sono contento del prodotto che faccio, ma cosa più importante, l'entusiasmo e la voglia di continuare non fa che aumentare anno dopo anno.
La mia è una piccola produzione, meno di 6000 bottiglie, non solo perché la vigna e la piccola cantina non mi consentono di fare di più, ma soprattutto per curare i piccoli dettagli e produrre in modo artigianale «con le mie stesse mani».
Non seguo uno stile particolare nel fare il vino e non mi interessa etichettarlo come biologico, biodinamico, naturale, tradizionale, con o senza solfiti: credo che sia solo il risultato che debba parlare. Mi piace adeguarmi ad una natura che ogni anno fa il suo corso in vigna, ma nello stesso tempo desidero monitorare ogni singola fase; sono ben consapevole che, se l'uomo non partecipa attivamente al processo di vinificazione, la natura non sempre fa quello che ti aspetti e difficilmente si ottiene un prodotto di qualità.

Non tutti gli anni i miei vini sono uguali: forse per l'uva che matura diversamente, forse per colpa mia che voglio sempre aggiungere o togliere qualche pezzo al processo di vinificazione, o forse per altre ragioni..., ma va bene così: è una sorpresa tutte le volte, con un pizzico di adrenalina.»

Dal millenario borgo di Mattaleto

Che il piccolo borgo di Mattaleto sia un insediamento più che millenario lo attesta un documento d'archivio dell'anno 927. All'epoca si chiamava Mattalitulo e considerata la sua posizione dominante sulla vallata e sull'abitato di Langhirano non c'è da stupirsi che vi fosse edificato un castello che fino al XIV secolo resistette all'usura del tempo ed alle vicende intrecciate dai feudatari e dai loro perenni contrasti.
Ma che Mattaleto godesse di importanti privilegi lo dimostra il fatto di essere stato, fino al 1944, la sede della parrocchia di Langhirano. E c'è dell'altro: che le sue terre avessero anche una prestigiosa vocazione vitivinicola lo attestano non solo le mappature catastali del 1836 del Ducato di Parma e Piacenza, ma soprattutto il grande vigneto della celebre cantina fine ottocento dei fratelli Bergonzi di Langhirano, 3.600 ettolitri/anno del loro celebre "Barbera di Langhirano", barbera locale quasi totalmente consumato nelle tante osterie della zona, barbera soprannominato La grande Berta, perché poderoso come il gigantesco cannone che i Krupp costruirono per bombardare Parigi durante l'assedio prussiano alla città nel 1870.
Il vigneto dei Bergonzi si estendeva sul pendio che dal borgo di Mattaleto scende a valle, là dove attualmente è tutto un gran fiorire di eleganti palazzine, ville e giardini.
Nel vecchio borgo di Mattaleto c'era, fino agli '60 '70, l'osteria di Giovanni, nonno di Valentina Silva, la signora Aldini, complice attiva dei misfatti vitivinicoli del marito.
Ora nell'antico borgo gli abitanti sono una ottantina, dell'osteria di nonno Giovanni si conserva solo il ricordo perchè l'edificio che l'accoglieva è divenuta una bella casa che ospita una bellissima famiglia ed una piccola affascinante cantina.
È lì che da circa una decina d'anni nasce, nuovo e rigenerato, il loro prezioso vino di una volta.

Semel in anno licet vindemiare

Festosa serenità per le "Vendemmie Aldini" nel piccolo antico borgo di Mattaleto

Gli amici sono molti e nessuno di loro rinuncerebbe mai all'annuale appuntamento della vendemmia e della pigiatura nel cortile belvedere (sulla Valparma) di Antonio & Valentina. Ci sarebbe l'azzardo del tempo atmosferico, ma Valentina ammette: «È sempre stato bello ad ogni nostra vendemmia, siamo stati fortunati...». Alcuni nomi dei fedelissimi? Luca, Alessandro, Angelo, Andrea e Corrado.
«La direzione di Antonio - conferma categorica Valentina - è sempre stata e sempre sarà minuziosa». Ora, sapendo che Antonio è laureato in chimica e Valentina in ingegneria, appare evidente quanto il concetto espresso sia attendibile.
Gli adulti non vendemmiano da soli, nel senso che anche i loro bambini accorrono felici. In primo luogo Letizia, Costanza e Aurora Aldini, splendide creature donate a Mattaleto sulla base della "costante 3", nel senso che la loro età è rispettivamente di 8, 5 e 2 anni. Chi crede fermamente alla casualità di certi eventi può pertanto legittimarsi qualche dubbio. Di certo c'è comunque la favolosa memoria dei giochi e dei giorni di uva e vino che le bambine conserveranno nella loro stagione adulta.
Antonio Aldini lo intuisce più di qualunque altro: «Anche i bambini si divertono e a loro modo aiutano i lavoratori».
Le attrezzzature di cantina? «Sono semplici, ma non mi serve altro. Un torchio in legno, quattro tini di acciaio inox, una pompa e poco altro». Poi conviene che «...tante operazioni sono fatte a mano. Alla fine braccia e gambe devono pur servire a qualcosa...». Infatti servono, anzi fanno meraviglie. Come quella che qualche tempo fa, curiosando sul grande "web", hanno provato tutti e due, insieme. È Valentina ad ammetterlo: «Non potevamo credere che si parlasse proprio di noi, del nostro vino...» Invece era proprio vero, quella pagina comparsa sul display del sito "Taccuin del Vino " recitava una poesia per loro inedita, ma proprio a loro dedicata. Eccola qui di seguito, fedelmente riprodotta, perché è giusto e bene che tutti se la leggano.

Taccuin di Vino

Vinun Dei, ebrietas opus diaboli est

L'Emilia è patria di bollicine. Non da oggi, nè da ieri: è la tradizione che parla. C'è il Lambrusco da milioni di bottiglie in autoclave, e ci sono realtà liriche e commoventi come quella di Antonio Aldini. Lo conosci e tanto è schivo, tanto trasmette orgoglio per i suoi vini. La cantina: in provincia di Parma, minuscola, praticamente un garage; ma i vini, quelli sì sono maiuscoli. Il suo Brut Nature, ove il mosto delle uve bianche rifermenta in bottiglia e non viene sboccato; per cui avrai i lieviti sul fondo e poi dispersi finissimi nel vino, che troverai torbido, di un colore che è una sfumatura indefinibile tra l'oro bianco e quello giallo. Versalo; vedine il fine perlage, delicato; salgono le bolle appena un po' disordinate, ma con una grazia superiore e pregiata. L'aroma sentine, diverso da quello di ogni altro spumante. Vi troverai i lieviti, la pasta di pane, quasi impercettibili note di burro novello, appena approntato dal ceseificio; e poi la voce emozionante di un'uva nostra, antica: la Malvasia di Candia. Voce di soprano, piena, ammaliante; voce di donna che ha vissuto passioni: penso alla Abigaille di Verdi, che nel finale del Nabucco, di tutte le colpe rea e pentita, canta col seno di emozione gonfio «su me, morente, esanime, discenda il tuo perdono». Vi troverai nitido, confortante, originale il frutto: la freschezza del mandarino e del pompelmo, l'ananas, il melone, il kiwi; saporiti, precisi, come appena colti nel campo ed aperti lì sotto i pioppi accanto, su un tavolaccio di legno, la coperta sull'erba, le gazze intente nei loro voli. Godine la bocca, del pari intensa, col lievito in sospensione a farla cremosa; così fitta che non ne noti l'importante tenore alcolico; con un'acidità alta, vivida calibrata, che bacia, pulisce e rinfresca. Attacca dolce alla bocca, procede sapido, chiude poi deciso, amaricante, come un abbraccio che stringendo fa un po' male; lungo, persiste per minuti. Il suo carattere lo allontana da ogni altro spumante e non ne trovi l'uguale; ma la sua distinzione, la sua complessità, senza remore me lo fanno accostare ad uno Champagne e tra grandi di Francia lo includo nel mio privilegio. Bevine amico, amica mia, gioiscine con me nel fondo dell'anima, insieme brindiamo al bravo Antonio Aldini ed alla sua cocciuta passione. Comprane qualche bottiglia, tienilo steso al fresco un altro anno, lasciandolo lì assopito sui suoi lieviti che ne corroboreranno il gusto. Ponilo sulla tavola delle tue feste: scoprirai da te che i suoi abbinamenti sono infiniti come il piacere che sa donare.
Per visualizzare la fonte « Taccuin di Vino »  click sul calice

Roberto e Antonio Aldini, padre e figlio,
uniti raggiungono quota metri 3 e centimetri 77 (1,87+1,90)


















Click su ogni bottiglia per visualizzare la scheda tecnica del vino

È recente l'acquisizione da parte di Antonio Aldini di un vigneto specializzato adiacente al castello di Torrechiara, della superficie di 17 mila metri quadrati. I vitigni, allevati con il sistema guyot caratteristico della zona di Torrechiara e Casatico, sono in prevalenza Malvasia di Candia aromatica, Barbera, Croatina e Trebbiano romagnolo.
Si è così finalmente concretizzato il desiderio di un vigneto di proprietà, sul quale potere gestire al meglio la qualità delle uve e dei vini, nella consapevolezza che è il vigneto il luogo deputato alla qualità del vino prodotto dalla cantina.
La soddisfazione di Antonio e Valentina è più che mai palese: «Al momento questa passione per il vino riempie il tempo libero che rimane dal lavoro principale» dice Antonio.
Ed aggiunge:« È faticoso, ma il piacere che si prova tutti giorni per aver costruito un mattoncino in più è tale che anche se ci si deve alzare alle 4 del mattino per fare i trattamenti alla vigna, si riesce a vedere il lato positivo, come ad esempio l'aver imparato che a Torrechiara alle 5 e 20 del mattino si alzano le zanzare, quindi è meglio andare in vigna con i calzoni lunghi!»

Tutto ciò che serve per...

Chiedere un incontro con Antonio e Valentina
  • Antonio - 3290224318
  • Valentina - 3457227639

  • Prendere contatto via e-mail con l'azienda
  • antonio.aldini@libero.it

  • Regalarsi o regalare il vino della loro cantina
  • Mattaleto di Langhirano - Vicolo Borghetto, 15

  • Visualizzare lo spazio aziendale nel sito del Consorzio
  • www.viniparma.it/aldini

  • Incontrarli su Facebook e magari fare amicizia
  • Facebook-AziendaAgricolaAntonioAldini

  • Ammirare in un breve filmato i loro gioielli
  • Imbottigliamento Spumante Brut Nature 2014 e 2015
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    Segreteria del Consorzio di Tutela dei Vini «Colli di Parma» - info@viniparma.it - tel.(0039)0521 207066


    http://www.viniparma.it/aldini/